Ars Dogmatica

Pierre Legendre

Una scrittura di accompagnamento: il cinema

Filmare il pensiero: perché, come?

Ho aggiunto numerosi scritti a film accuratamente scelti, per trattenerne l’insegnamento quanto alle maniere moderne di dire la verità della struttura. Tra altri maestri, Bergman, Dreyer, Kurosawa, che si sono avvicinati il più vicino possibile al fondo degli affari umani: la posta in gioco genealogica.

Meditando su quel che avvicina alla pittura il cinema, ho tratto una lezione: tramite il potere dello schermo, si dispiega una scrittura affatto speciale, un arte di dipingere e inscenare fingendo (peindre/feindre) - con le immagini, le parole, la musica. Questo détour nella riflessione, mutuato anche da un appassionato, lo storico del diritto Peter Goodrich, ci insegna che la finzione è inerente a ogni creazione istituzionale.

Prendiamo atto di ciò. Infinitamente, tramite i sortilegi della sala cinematografica, l’oscurità, qui messaggera di luce, ricorda l’indistruttibile rapporto dell’animale umano all’ (con la) opacità, a (con il)l vuoto che serve a ripetere l’opera delle civiltà, armando l’architettura di un Riferimento dopo un Riferimento, ovunque secondo la stessa logica.

Si può allora tentare di utilizzare il cinema per quel che svela dei nostri legami con l’imperativo universale di entrare nell’ordine delle cose, sempre dalla stessa porta: l’emergente di una scena del mondo e dell’uomo, vale a dire avvento dei montaggi cerimoniali legati alla condizione teatrale della nostra specie.

È, però, la frequentazione di certi cenacoli e l’interesse portato ai miei scritti da registi di prim’ordine che mi hanno spinto nelle mie trincee di erudizione.

Così, presi alla lettera il versetto biblico: “l’uomo cammina nell’immagine” (in imagine ambulat homo, secondo la vulgata latina).

A partire da questa apprensione sensuale, quindi estetica, del pensiero, condivisa d’istinto con i miei amici e complici il produttore Pierre-Olivier Bardet e il regista Gérald Caillat, si prese l’impegno di questa avventura del dipingere l’istituzione tramite il cinema.

Non ho commenti da fare. Occorre vedere i miei film, e oso dire, ne vale la pena…

Attiro l’attenzione sul loro Titolo. Così come ogni tomo delle mie Lezioni è stato concepito a partire da un Emblema, icona, portatrice di enigmi, qui è prima di tutto il Titolo, e il suo segreto da scoprire, a guidare lo svolgimento. Si tratta di documentari, nel senso stretto del latino “docere”: questi film fanno scuola, insegnano, sul fondo di tradizione dei saperi.

Esempio: La fabbrica dell’uomo occidentale. Al momento della presentazione pubblica di questo film, indicai la fonte a cui ho attinto la parola fabbrica, divenuto desueta in Francia. Mi riferii al famoso trattato di anatomia di Andrea Vesalio, il medico di Carlo V: de Humani corporis fabrica. Facendo uso della metafora anatomica, e fondandosi sull’arte del titolo coltivato dal Rinascimento, il film rimetteva in scena l’enigmatica profondità della Modernità d’Occidente, già invaghita dell’ “homo faber” dell’età industriale.

Che la nostra epoca eviti di aver a che fare con l’Abisso del passato? Lettori di questo sito, giudicatene. Se il sintagma “La fabbrica di…” ha conosciuto in Francia un successo folgorante dopo questo film, sembra che il termine prezioso restaurato dalle mie cure nella sua consistenza antropologica sia piuttosto propagato come uno scheletro senza carne attraverso i media…

 

(traduzione di Paolo Heritier)

Emblème

Solennel, l’oiseau magique préside à nos écrits.
Le paon étale ses plumes qui font miroir à son ombre.
Mais c’est de l’homme qu’il s’agit :
il porte son image, et il ne le sait pas.

Sous le mot Analecta,
j’offre des miettes qu’il m’est fort utile
de rassembler afin de préciser
sur quelques points ma réflexion.